dal libro
"Sette Brevi Novelle ben temperate"
di Roberto Rampini

 

VI - Il deposito della Memoria

 

"Il deposito della memoria"
(illustrazione originale di Roberto Rampini)

    

    La', in quello sperduto paese situato ai margini della nostra penultima e breve novella, Ludwig era rimasto l'unico “angelo custode” di un ormai ingombrante edificio destinato ad un'imminente demolizione (ad opera di una nota ditta neutralizzatrice del posto).

    Mancavano pochi giorni allo scadere dei termini contrattuali e Ludwig stava preparandosi al grande distacco da tutti quei curiosi oggetti che non avrebbe mai immaginato di dover abbandonare con così tanto dispiacere.

    L'invenzione della Musica Neuronale (e la sua rapida diffusione nel mondo intero) aveva nel giro di pochissimo tempo provocato un autentico terremoto nel mondo delle note, 'notoriamente' fra i più lenti e refrattari alle novità.

    Quella particolare categoria di persone (da tutti conosciute con l'appellativo di “Musicisti”) che avevano fino a quel momento svolto la loro sempre ingrata e poco remunerativa professione, si erano sentiti mancare di colpo i suoni sotto ai piedi, simili ad antichi sacerdoti privati della loro divinità, traditi proprio dall'inevitabile scorrere di quel Tempo così a lungo e fedelmente officiato.

    Che senso avrebbe avuto, da quel momento in poi, ibernare qualsiasi traccia, pur precisa al decimillesimo di secondo, del pensiero musicale di tanti Musicisti specializzati (i cosiddetti “Compositori”) che, fin dall'Antichità, s'incaricavano d'inventare pregevoli e ingegnose sequenze sonore, affinché altri Musicisti altrettanto specializzati (i cosiddetti “Interpreti”) potessero richiamarle in vita in modo più o meno creativo… quando ormai tutto ciò non serviva praticamente a nulla? Erano ben lontani i tempi in cui gli uomini si dedicavano con ammirevole quanto inspiegabile cura alla religiosa conservazione delle memorie storico-musicali dei secoli precedenti, da tramandare ai posteri come vere e proprie “reliquie”…

    Per quale motivo trascorrere dunque tediosi anni di studi intersecati di Matematica Musicale Combinatoria, di Impulsiva Superiore o di Analisi della Creatività, quando i più lodevoli sforzi artistici venivano di gran lunga superati dall'esperienza personale e soggettiva di chiunque (anche di chi, nella sua vita, non aveva saputo fino a quel momento modulare un solo armonico)?

    Neppure gli iper-specializzati e sofisticatissimi cervelli sintetici della dodicesima generazione erano riusciti nell'intento di far desistere persone in carne ed ossa dal comporre ed eseguire Musica, benché i primi potessero realizzare in tempo reale e con estrema facilità, a differenza dei corrispettivi umani, qualsiasi forma di composizione sonora nelle più svariate combinazioni di stili (conosciuti e non), con ibridazioni di scuole, nazionalità, epoche e matrici di autori e interpreti famosi in qualsiasi proporzione desiderata: fra i due fondamentali “sistemi” di produzione musicale (quello sintetico e quello umano) restava comunque una sottilissima differenza, che le orecchie più esercitate riuscivano ugualmente a percepire, ed entrambi i due mondi avevano finito con il coesistere (più o meno pacificamente).

    Il problema che stavolta si poneva per i poveri Musicisti era del tutto diverso, e senza alcuna possibilità d'appello: di ciò gli stessi Artisti furono i primi ad essere consapevoli, realizzando ben presto che l'ora della definitiva estinzione era ormai giunta, com'era inaspettatamente toccato secoli addietro nientemeno che alla potente casta dei “Programmatori” di quei dinosauri tecnologici chiamati “computer”…

    Ciò che in definitiva davvero importava all'ineffabile “Homo Estemporaneus” era la fruizione immediata e sempre nuova del fenomeno sonoro vissuta, fra le altre cose, in una dimensione strettamente personale ma anche e soprattutto (e questa era stata la grossa scoperta della Musica Neuronale) in modo auto-generante: perché dunque perdere tempo ed energie nell'ascolto di vibrazioni altrui (sia pure di ottima fattura), nelle quali ricercare una qualche personale rispondenza d'ordine neuro-simpatico, quando veniva finalmente offerta a tutti, ma proprio a tutti (al piccolo come al grande, all'ignorante come allo specialista), la possibilità di scrutare le vibrazioni più segrete della propria anima, inesauribile caleidoscopio sonoro di melodie e ritmi nei quali non solo la duplice e inscindibile figura di ascoltatore-musicista si riconosceva in modo perfetto ma da essa riceveva, come in un magico gioco di specchi acustici, un sorprendente effetto moltiplicatore dei propri processi creativi (e, in parte, anche di conoscenza)?

    La “Musica Nuova” non aveva più nulla da spartire con le rozze e primitive produzioni vibratorie attraverso gli antiquati sistemi elettro-atomici o, addirittura, mediante l'uso di veri e propri oggetti “fisici” (!) che, fin dagli albori della Civiltà, erano stati manipolati dagli uomini nei più svariati modi: ci riferiamo ai cosiddetti pianoforti, flauti, trombe, chitarre e altri buffi arnesi che erano stati a quei tempi un po' presuntuosamente definiti come “musicali” e che ora Ludwig aveva avuto l'incarico di custodire temporanemente per conto dell'Ente Mondiale del Resettaggio, in attesa che le Autorità decidessero il da farsi (come prescriveva in casi analoghi il fin troppo meticoloso “Protocollo del Riciclo”).

    Strumenti vecchi e nuovi, più o meno complessi, raccolti da ogni parte del Globo, giacevano disordinatamente accatastati da anni in quel gigantesco deposito, rimasto l'unico al mondo, e attendevano fin troppo consapevoli la loro sorte, simili a rassegnati prigionieri di un campo di sterminio: inevitabilmente votati ad una morte certa, erano gli ultimi residuati di una Cultura Musicale che gli uomini avrebbero per sempre dimenticato…

    Durante le pause lavorative Ludwig amava ripercorrere in lungo e in largo (e in realtà senza una precisa meta) gli interminabili corridoi del Magazzino, sempre stimolato da qualcosa che, di volta in volta, attirasse la sua insaziabile curiosità.

    A dir il vero, non esisteva uno solo di quegli strani esemplari che non gli apparisse come muto testimone di chissà quante inesprimibili gioie (e di altrettanto numerosi e inconfessati sacrifici)... ma fra tutti ce n'era uno in particolare, al quale ogni tanto volentieri ritornava: verso di esso si sentiva stranamente attratto benché, nell'esaminarlo attentamente da vicino, provasse al tempo stesso come una sorta di timore reverenziale.

    Era un oggetto di notevoli dimensioni, molto più grande e complesso degli altri, che rivelava una cura e un amore straordinari, nonché una stupefacente perfezione costruttiva in ogni suo più piccolo dettaglio.

    Ludwig ritornò con la mente ad alcune immagini di un appannato videolibro quadrimensionale della sua infanzia che vagamente glielo ricordavano: tubi di differenti dimensioni, forma e materiale che emergevano dalla base dello strumento, proiettandosi come tante stalagmiti sonore verso il cielo. Più in basso, leve di ogni genere e colore (per lo più in bianco e nero) non attendevano altro che di essere nuovamente ri-azionate per l'ultima volta da un qualche paio di mani pietose: le sue!!

    La tentazione fu forte, troppo forte per non potervi infine cedere.

    Abbandonando ogni residuo timore d'essere scoperto e denunciato dalle Guardie Globali per violazione delle Norme di Riciclo, Ludwig cercò in modo frenetico di far funzionare quella fin troppo seducente macchina sonora prima che fosse troppo tardi. Azionando in modo febbrile uno dopo l'altro gli innumerevoli quanto misteriosi interruttori, riuscì finalmente a trovare quello giusto: una sorda e persistente oscillazione gli confermò che, proprio in quel preciso momento, stava per risvegliarsi sotto le sue dita un meraviglioso gigante.

    Ciò che accadde in seguito fu uno di quei rari, magici momenti che càpitano solo poche volte in una vita (e non li dimentichi più finché campi): appena il Custode abbassò alcune leve dello strumento, venne attraversato in tutte le fibre del suo essere da una vibrazione così piacevole ed intensa che, sopraffatto dall'emozione, non riuscì più a riprendersi

   

Roberto Rampini 2003 - Tutti i diritti riservati
E' vietata qualsiasi diffusione del presente Scritto

e della relativa illustrazione all'infuori di questo Sito
senza il consenso scritto dell'Autore.
Per informazioni scrivere a:
roberto.rampini@virgilio.it